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1.10.6 Antiriciclaggio

Ritratto di IFAC

Il riciclaggio di denaro è il sistema attraverso il quale i proventi illeciti diventano leciti, facendo passare i fondi frutto di attività criminali attraverso una serie di operazioni e/o di entità diverse, al fine di mascherare la fonte originale del contante riciclato. Generalmente il processo consiste nell’effettuare un’operazione di qualche tipo con denaro liquido, per poi dirottarlo attraverso altre operazioni o entità diverse, e giustificarne infine la presenza dimostrando che esso proviene da attività commerciali “normali”. La Financial Action Task Force (FATF), la cui sede coincide con la sede centrale dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), stabilisce a livello internazionale i principi di antiriciclaggio. La FATF ha pubblicato numerose raccomandazioni che i governi nazionali stanno via via adottando. Queste linee guida stabiliscono che taluni generi di organizzazioni (quali le banche, i commercianti di pietre o di metalli preziosi, le case da gioco, ecc.) sono tenute a verificare l’identità dei loro clienti e dei prodotti o servizi da essi trattati. Dedicate del tempo a studiare i requisiti e le normative specifiche in vigore nel vostro paese e verificate se esistono obblighi o esenzioni speciali per chi esercita la professione del commercialista o dell’esperto contabile. Ad esempio, la definizione del limite oltre il quale una determinata operazione viene considerata “di grandi dimensioni” non è ovunque la stessa e lo stesso dicasi per l’obbligo di segnalarla alle autorità competenti. In alcuni paesi, ai controlli antiriciclaggio sono stati aggiunti controlli paralleli, mirati ad individuare possibili fonti di finanziamento del terrorismo. Il fine può essere il medesimo e i due problemi possono essere affrontati in maniera unitaria, ma resta il fatto che il riciclaggio del denaro illecito e il finanziamento del terrorismo sono due cose diverse. L’adempimento degli obblighi di legge può essere articolato nelle fasi che seguono:

  • la fase della due diligence, ovvero il fatto che siete tenuti ad adottare tutte le misure ragionevoli atte a verificare l’identità del cliente, fino a passare al vaglio tutto il vostro personale di livello superiore e i vostri collaboratori che entrano in contatto diretto con il pubblico;
  • la fase di monitoraggio delle operazioni, espressione con la quale si intende l’obbligo di controllare e verificare qualsiasi transazione che movimenti ingenti volumi di denaro liquido;
  • la fase di rendicontazione, ovvero l’obbligo di segnalare le transazioni che superano una determinata soglia monetaria, oppure che sono in qualche modo sospette;
  • la fase di registrazione e di conservazione dei dati che dimostrano l’ottemperanza alle leggi e ai regolamenti locali;
  • la fase di valutazione dei rischi ai quali è esposta l’azienda, per individuare eventuali prodotti, attività o clienti, attuali o potenziali, ad alto rischio;
  • l’adozione di politiche interne specificamente mirate a codificare e a sistematizzare tutte le fasi precedenti.

Il vostro studio dovrà prestare particolare attenzione a tutte le operazioni che presentano uno o tutti i seguenti elementi: clienti nuovi o sconosciuti; ingenti volumi di liquidità, non supportati da un’ attività economica che ne possa giustificare la provenienza; presenza di complesse reti di società fiduciarie e/o strutture societarie che movimentano fondi in assenza di uno scopo apparente o di motivazioni plausibili, in specie qualora tali reti comprendano entità o soggetti internazionali. Questi controlli sulle attività ad alto rischio potranno essere integrati nelle vostre usuali procedure di verifica della clientela, anche nel caso in cui le norme antiriciclaggio o anti-terrorismo non ne prevedano l’obbligo esplicito per il vostro studio.

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