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2.2.4 L’associazione professionale tra associati con diritti e doveri differenziati

Ritratto di IFAC

Dopo aver esposto nel paragrafo precedente le caratteristiche dell’associazione professionale tra pari, verranno qui di seguito evidenziate le conseguenze che possono derivare dall’introduzione di elementi di disparità in termini di quota di proprietà, carico di lavoro e modalità di distribuzione degli utili. La scelta di un’associazione tra professionisti che hanno diritti e doveri differenti può nascere da motivazioni diverse: un associato più anziano potrebbe avere opinioni diverse rispetto ad un associato più giovane riguardo ad una questione specifica, oppure gli associati che sono in procinto di vendere la propria quota dello studio potrebbero avere una visione diversa rispetto ad un associato di recente acquisizione o ad un professionista che sia in procinto di rilevare una quota dello studio, soprattutto in merito a questioni quali la quota di associazione o le regole per il prelievo di acconti sugli utili. In alcuni casi, il valore dello studio potrebbe essere così elevato che i nuovi associati non possono permettersi di acquistarne una quota intera e decidono di acquistare solo una quota parziale, che potranno incrementare successivamente, pagandola in tutto o in parte con gli utili distribuiti. Diventare associato di uno studio professionale può richiedere un investimento rilevante per acquisire una quota del patrimonio, in particolare per quanto riguarda l’avviamento. Questa sola operazione può comportare la necessità di reperire altrove, in parte o in toto, i fondi necessari. Spesso è possibile concordare con il finanziatore (oppure con l’associato che ha deciso di cedere la propria quota) un piano di rimborso sostenibile, adeguato aiflussi di cassa generati dallo studio. In questo modo si potrà prevedere di rimborsare il debito nel corso di un certo numero di anni. Va però detto che, se una o entrambe le parti coinvolte gestiscono la cessione in maniera inadeguata, ne potranno  derivare difficoltà anche per un periodo di tempo piuttosto lungo: quest’unica operazione potrebbe generare il risentimento dell’associato che ha ceduto la propria quota perché il prezzo era troppo basso, mentre il nuovo associato potrebbe ritenere che gli sia stato chiesto un prezzo vergognosamente alto. Una tale differenza di opinioni può ripercuotersi a lungo sui rapporti che si instaurano all’interno dello studio e sicuramente ne nascerebbero pretese di maggiori prelievi in acconto sugli utili: il cedente cercherà di rifarsi in qualche modo del prezzo troppo basso ottenuto per la quota ceduta, mentre il compratore avrà bisogno di maggiore liquidità per ripagare il suo debito. Alla fine questa potrebbe essere una delle pochissime cose sulle quali i due associati si troveranno d’accordo! Sono situazioni che possono verificarsi, ma non mancano felici eccezioni. Prima di entrare a far parte di uno studio associato (sia che si tratti di uno studio di nuova costituzione, sia che si tratti di una struttura già avviata) si consiglia di confrontarsi con gli associati sui rapporti che intercorreranno tra di loro: sono numerose le cause legali sorte in seguito alla costituzione di uno studio associato, semplicemente perché non si è mai provveduto a definire gli accordi tra gli associati e a documentarli. L’Appendice 2.2 presenta un elenco delle principali questioni sulle quali i futuri associati di uno studio professionale dovrebbero raggiungere un accordo, mettendolo per iscritto. Un ultimo punto da considerare a proposito della struttura degli studi associati e, in particolare, per quel che riguarda gli associati più anziani, è la necessità di avere qualcuno a cui poter vendere la propria quota dello studio. Per molti anni la prospettiva di diventare associato di uno studio professionale ha svolto la funzione della cosìdetta “carota”. Un bravo professionista, esperto e capace, poteva essere disposto a lavorare per diversi anni, per un compenso leggermente al di sotto della media, in cambio della possibilità di essere associato allo studio in un futuro più o meno prossimo. Oggi i giovani professionisti possono essere meno inclini ad aspettare pazientemente di poter fare carriera all’interno dello studio. Questo naturalmente rappresenta una sfida per il modello tradizionale di studio associato. Avviene così che gli studi professionali si trovino oggi a dover affrontare una serie di sfide che ne mettono in discussione la stessa struttura. Uno studio deve risultare sufficientemente allettante sotto il profilo delle opportunità professionali, per poter competere con le prospettive di carriera che si offrono ai suoi potenziali collaboratori. Oltre a ciò, lo studio deve poter garantire un reddito sufficiente a soddisfare le esigenze di una nuova generazione di professionisti. La struttura dello studio associato, pur ponendo una serie di problematiche sotto il profilo dei rapporti interpersonali, si è rivelata per molti anni uno strumento prezioso per la nostra professione e continuerà sicuramente ad esserlo in futuro. Tuttavia, se gli accordi associativi non sono strutturati in modo adeguato, o se i rapporti di fondo tra gli associati si incrinano, lo studio va incontro ad una serie di difficoltà. In qualità di professionisti, il nostro compito è spesso quello di aiutare a costituire le società dei nostri clienti e talvolta a risolverne i problemi, ma per poterlo fare in modo adeguato è importante che mettiamo prima di tutto ordine in casa nostra!

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