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2.2.5 Il modello dello studio aggregato (consolidator model)

Ritratto di IFAC

Uno studio “aggregato” prevede che un certo numero di piccoli studi professionali si uniscano tra loro per dare vita ad uno studio di maggiori dimensioni, al fine di ridurre i costi ed ottenere una maggiore efficienza operativa.
Alla struttura vengono trasferite le migliori tecnologie di lavoro esistenti negli studi originari, risparmiando così sui costi e/o incrementando i ricavi. Il modello ovviamente presuppone che lo studio acquirente abbia la capacità di assumere decisioni in maniera rapida e pragmatica e che lo studio acquisito accetti di buon grado le decisioni assunte, affinché i risparmi possano essere conseguiti in tempi brevi. Uno studio professionale aggregato quotato in borsa, laddove previsto come possibilità dalle legislazioni locali, prevede una serie di azionisti, tra cui generalmente sono compresi gli associati dei singoli studi aggregati ed altri investitori, privati e/o istituzionali, le cui quote vengono negoziate sul mercato azionario. Va precisato che tale opzione non è consentita dalle norme vigenti in Italia. Il modello dello studio aggregato quotato in borsa, sperimentato nel Regno Unito, in Australia e negli Stati Uniti, ha prodotto risultati contrastanti. Per questo motivo, gli studi professionali aggregati non rappresentano al momento una quota significativa del mercato ed essi sembrano assumere un ruolo di qualche importanza soltanto nel caso in cui vi sia l’intento, da parte di un certo numero di associati dello studio, di ritirarsi dall’attività.Viceversa, uno studio professionale di nuova costituzione o in forte crescita tende ad attribuire grande valore alla propria indipendenza ed è di solito scarsamente interessato ad entrare a far parte di uno studio aggregato di maggiori dimensioni. Gli studi aggregati quotati in borsa offrono tuttavia all’associato diverse opportunità:

  • una via di uscita nel caso decidesse di ritirarsi, con la possibilità di scambiare la propria quota con una somma in denaro o un pacchetto di azioni;
  • la possibilità di accedere ai capitali necessari, ad esempio per acquistare le risorse tecnologiche indispensabili per la conduzione di un moderno studio professionale;
  • la possibilità di usufruire di sistemi di gestione più sofisticati;
  • la possibilità di accedere ad un gruppo allargato di risorse umane di talento, con competenze ed esperienze specialistiche e/o settoriali già acquisite;
  • percorsi di carriera preferenziali per i collaboratori di maggior valore, e la possibilità di ottenere incentivi finanziari per partecipare ai risultati ottenuti dallo studio mediante l’acquisto di azioni o di stock option.

D’altro canto, gli studi aggregati quotati presentano, anche sotto il profilo della cultura organizzativa, caratteristiche molto diverse rispetto ad uno studio professionale tradizionale:

  • spesso gli associati non partecipano più in prima persona al processo decisionale;
  • tutta la struttura assume caratteristiche più simili a quella di una grande azienda che a quella di uno studio professionale;
  • la mobilità interna può essere considerata un vantaggio da parte del collaboratore, ma i clienti potrebbero non avere la stessa opinione;
  • spesso, all’atto dell’acquisizione, viene vietato agli associati dello studio acquisito di cedere le proprie quote pe un determinato periodo di tempo;
  • in ultima analisi, il valore dello studio dipende dall’andamento del mercato azionario.

Nel modello aggregato, l’idea di far parte di uno studio associato non costituisce necessariamente un elemento di forte motivazione per i professionisti più giovani e promettenti dello studio e di conseguenza questo tipo di organizzazione modifica sensibilmente il carattere e la cultura degli studi professionali nei quali viene applicata. In particolare incide sulle modalità con cui il singolo associato può influire sull’andamento dello studio professionale: in sostanza, c’è chi sostiene che all’interno di uno studio aggregato i singoli associati abbiano scarse possibilità di fare sentire la propria voce. Negli anni passati, gli studi aggregati quotati hanno prodotto risultati molto variabili. Alcuni di essi hanno cessato di esistere e in molti casi le loro quote sono state riscattate dagli originali proprietari. Gli studi “aggregatori” (consolidator) che hanno avuto più successo sono stati generalmente gli studi di commercialisti a ristretta base associativa con un forte orientamento all’acquisizione. Gli studi più grandi rilevano o si fondono con studi più piccoli; talvolta i professionisti dello studio acquisito continuano a collaborare nella nuova struttura. Gli studi che risultano più appetibili sono generalmente quelli che possiedono competenze  specialistiche di particolare interesse per qualche studio di maggiori dimensioni, oppure gli studi che consentono di intensificare la propria presenza in una determinata area geografica. Ad ogni modo, indipendentemente dal fatto di essere o meno quotato in borsa, le motivazioni e la filosofia di fondo dello studio aggregato sono le stesse: l’intento è sempre quello di trasferire le migliori prassi professionali allo studio acquirente, eliminando al tempo stesso i costi superflui.

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