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8.9.2 Patti di non concorrenza

Ritratto di IFAC

Al momento dell’uscita dallo studio, al professionista verrà chiesto quasi sicuramente di sottoscrivere un accordo che pone dei limiti alla sua libertà di impresa. Si tratta di una pratica commerciale molto diffusa, che consiste fondamentalmente nel definire un periodo di tempo durante il quale chi cede un’attività si impegna a non crearne una analoga in concorrenza con la precedente. Lo scopo è evidentemente quello di assicurare all’acquirente una certa garanzia sul suo investimento. La clausola si applica generalmente entro confini geografici stabiliti in base alla distanza dall’attività che viene ceduta. Questo tipo di intese può costituire il titolo in base al quale esperire un’azione giudiziaria, a patto che le stesse vengano giudicate conformi alle pratiche commerciali in uso. Se si ritiene che le limitazioni imposte siano eccessive, è possibile ricorrere in tribunale, in base al principio secondo cui il divieto di concorrenza non può impedire al venditore di guadagnarsi da vivere sfruttando le proprie competenze e la propria professionalità. Di conseguenza, qualunque intesa che presenti i caratteri della sopraffazione o di una limitazione eccessiva di tale libertà verrebbe con tutta probabilità giudicata contraria alla legge e come tale annullata dalla corte competente.

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